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Era un pessima mattina, appena arrivata al lavoro dissi alla segretaria che non volevo essere disturbata per nessun motivo ed entrai in ufficio sbattendo la porta dietro di me. Sprofondai nella poltrona e mi misi a pensare agli ultimi avvenimenti.

Era trascorsa poco pi? di un? ora quando il cicalino del citofono interruppe i miei pensieri. Risposi in malo modo a

Rosy, la segretaria, che mortificata mi disse : ?C? ? qui un signore che dice di avere un appuntamento con lei, dottoressa, ? il titolare dell? agenzia I.S.C. …?

?Scusami tanto Rosy? replicai ?me ne ero completamente scordata, fallo entrare per favore?

L? uomo si fece avanti recando un plico. Era il titolare, nonch? amministratore, fattorino, factotum e unico dipendente

dell? agenzia di investigazioni I.S.C. Sembrava uscito da un fumetto : impermeabile, occhiali scuri, sigaro , pancia alla

Cannon, decisamente burbero e amante del whisky, ma a dispetto dell? aspetto caricaturale era molto efficiente, discreto, il non plus ultra nel suo campo.

Apr? il plico e mi mostr? alcune foto … trattenni a stento le lacrime e pagai quanto mi chiese congedandolo.

Prima di chiudere l? uscio dietro di s? mi guard? e disse con una gentilezza insospettata : ?Mi spiace tanto signora, questa volta avrei veramente preferito fallire che doverle portare quelle foto?

Appena usc? mi misi a guardare le foto una ad una e scoppiai a piangere. Erano la conferma che i miei sospetti erano fondati, i cosidetti viaggi di lavoro di mio marito con il lavoro avevano poco a che vedere. Credevo che avesse l? amante, invece frequentava pi? donne. Le foto erano prese in ristoranti, parcheggi appartati, centri commerciali , nella nostra citt? e fuori, alcune anche al mare. Essere tradita dal marito ? umiliante, ma scoprire che lo fa con quella che credevo fosse la mia migliore amica e con sua figlia mi ha letteralmente distrutta. Nel carnet figuravano una vistosa ragazza mai vista, la mia ormai ex amica con la figlia, un? amica di mia figlia, un paio di attraenti signore non pi? giovanissime e un? impiegata della nostra ditta.

Avevo ereditato la ditta da mio padre e Alberto, e mio marito ne era entrato a far parte come grazie alle mie pressioni, mio padre non voleva ma mi accontent?.

Due figlie d? oro, una al 2? anno di ingegneria, 30 di media e l? altra ha la maturit? quest? anno.

Mi guardai nello specchio del bagno privato : 48 anni ben portati, palestra per mantenermi in forma, sempre elegante, trucco impeccabile, estetista tutte le settimane, parrucchiere due volte la settimana. Non volevo che mio marito avesse

l? impressione di avere una moglie vecchia.

Come moglie penso di non dovermi rimproverare nulla, ma a quanto pare … ? come se il mondo mi fosse crollato addosso.

Mi riguardai allo specchio sistemandomi i capelli. Certo qualche capello bianco c? ?, ma accuratamente nascosto.

I capelli … quando ci siamo conosciuti Alberto rimase colpito dai capelli. Neri, lunghi, un po? mossi, li adorava.

Non ha mai permesso che li tagliassi. Tante volte ho pensato di farlo, di cambiare pettinatura, ma ho sempre finito con l? accontentarlo. Ci tenevo a piacergli. I capelli … decisi che non li avrebbe pi? rivisti. Li avrei tagliati solo per fargli

dispetto, tagliati in modo drastico, avrei rinunciato ad una parte della mia femminilit? per ferire il suo orgoglio.

E l? avrei fatto pubblicamente, in modo plateale, volgare.

Lasciai l? ufficio di corsa, presi la macchina e passai dall?estetista per una lampada, poi a casa per prepararmi.

Decisi che mi sarei fatta tagliare i capelli dal suo barbiere, tanto per rendere pubblica la cosa. E avrei dato spettacolo.

Era uno squallido negozietto sopravvissuto alle ristrutturazioni del centro, uno di quei negozi all? antica, ritrovo di

sfaccendati sempre impegnati a consultare riviste di dubbio gusto e a sparlare dietro ogni donna che passava .

Presto avrebbero avuto qualcosa da commentare, qualcosa di veramente speciale.

Per cominciare riesumai un abito da sera in velluto bordeaux che Alberto non mi aveva mai permesso di indossare, aderentissimo e, per essere precisi ? taglia in meno della mia, mi fasciava il sedere a tal punto da evidenziare slip, reggicalze o qualsiasi cosa indossassi di sotto, scollatissimo, la mia 3^ piena sembrava schizzare dal vestito, e dulcis in fundo arrivava 25 cm. abbondanti sopra il ginocchio : bordo delle calze, balze in pizzo e gancetti del reggicalze erano in bella vista appena mi sedevo, se poi accavallavo le gambe … l? abito giusto per andare da un barbiere per uomini .

Sotto solo slip in tulle nero e reggicalze a sei stringhe. Calze Wolford Classic nere, con cucitura, punta e tallone rinforzati. Per non nascondere nulla delle calze optai per un paio di sabot : vernice rossa, tacco di 10 cm, coprivano a malapena le dita, costringendomi a quella caratteristica quanto seducente andatura tipica di chi li indossa.

Eravamo a fine ottobre, non faceva proprio freddo, ma completai il tutto con un visone nero a met? polpaccio e a collo stolato.

Le cose si fanno bene o non si fanno : per dare ulteriormente nell? occhio lasciai in garage la mia 320 e presi la Carrera GT3 gialla di Alberto. Volendo dare un taglio ai capelli e non alla mia vita per guidare indossai un paio di mocassini con suola in gomma. Con la GT3 ? meglio andarci prudenti …

10 minuti di auto e arrivai dal barbiere. Parcheggiai proprio davanti alla vetrina mentre la fauna stanziale del negozio aveva gli occhi puntati sulla Porsche. Cambiai velocemente i mocassini con i sabot, ed entrai a testa alta

nel negozio : immediatamente le chiacchiere cessarono. Salutai, tolsi la pelliccia, l? appesi e mi sedetti accavallando le gambe come avrebbe fatto un qualsiasi cliente. Non si sentiva volare una mosca. Gli occhi di tutti mi stavano radiografando : vagavano dalle gambe alla scollatura, dai piedi quasi scoperti ai gancetti del reggicalze, dalla curva delle cosce fasciata di velluto alla riga delle calze lasciata in bella mostra sedendomi un po? di traverso.

Credo di avere azzerato la salivazione a tutti. Come speravo.

Il barbiere, un anziano signore settantaduenne balbett? qualcosa ma non capii, al terzo tentativo intuii che chiedeva se poteva essermi utile.

?Certo? risposi ?vorrei farmi tagliare i capelli?

Riprese a balbettare allora mi alzai e sculettando mi avviai alla poltrona che in quel momento si era liberata e mi sistemai. Un? occhiata allo specchio conferm? l? attenzione dei presenti : avevano gli occhi fuori dalle orbite.

Chiesi ad alta voce un taglio di capelli. Il vecchietto riprese a balbettare confuso allora alzai la voce :

?Vorrei essere rapata a zero? dissi chiaramente ?Vuole essere cos? gentile da accontentarmi ??

?Ma … ma … vede signora … io … una signora … non so …? balbett? lui imbarazzatissimo.

?Insomma ! … non le chiedo nulla di speciale, solo di farmi pelata. Deve prendere la macchinetta, raparmi a zero

completamente, farmi la barba in testa due o tre volte e farmi uscire di qui lucida come una palla da bigliardo.

Vuole che dica ad Alberto che si ? rifiutato di … ?

?Mi scusi … non l? avevo riconosciuta. La servo subito. Vedr? che rester? contentissima !?

Mi sistemai bene, gambe accavallate, mi porse la cappa ma chiesi una mantellina giusto sul collo, non volevo che la cappa mi nascondesse agli occhi degli astanti

Il titubante barbiere mi disse ?E? sicura signora ? … vuole proprio tagliarli tutti ?

?Sicurissima, fammi PE-LA-TA ! RA-PA-MI-A-ZE-RO ! ! ! chiaro ? RA-SA-TA-A-PAL-LA-DA-BI-GLIAR-DO !

E subito il ronzio della macchinetta riemp? l? aria.

Era il mio primo taglio di capelli da 35 anni a questa parte, ma che taglio ! ! !

Una volta certo di ci? che volevo il barbiere fece sfoggio di tutta la sua arte.

Mi alz? i capelli sulla nuca, mi spinse in avanti la testa e … VRRRRRRRRRRRR ! … VRRRRRRRRRRRRRR ! ! !

Due passate brutali e fulminee dalla nuca alla fronte mi fecero rotolare due spesse ciocche corvine sulla scollatura prima e sulle cosce poi. Guardai nello specchio e vidi una striscia di cute bianco latte dipartirsi dalla fronte.

L? idea di farmi una lampada prima della rapata era stata geniale. Il contrasto tra la cute bianca e l?abbronzatura

era drammatico, spettacolare. Il pubblico era comunque pi? bianco del mio scalpo.

Non ebbi tanto tempo per continuare ad ammirarmi. Il vecchietto riprese a passarmi la macchinetta con rapidit? prodigiosa. Quando si ferm? la seconda volta tutta la sommit? della mia testa era nuda. Sembravo un pagliaccio.

Gli chiesi di ruotare la poltrona verso i presenti e domandai loro cosa ne pensassero. Deglutirono ma non aprirono bocca. La tonsura riprese : le tempie, la nuca, svariati passaggi di macchinetta su e gi? per la testa poi la spense.

In meno di 2 minuti mi aveva tosata a zero come una recluta.

In terra c? era un tappeto di capelli neri, ne avevo ciocche lunghe e ondulate anche su di me. C? erano curiosi alla vetrina e sulla porta della bottega, ero al centro dell? attenzione come volevo.

Mi guardai allo specchio. Non stavo nemmeno cos? male, sicuramente sembravo pi? giovane, e poi bene o male indietro non potevo ritornare.

Il barbiere mi avvolse la testa in una salvietta umida e bollente e si accese una sigaretta fumando nervosamente.

Gett? il mozzicone, diede una mescolata al sapone da barba nella ciotolina, mi tolse la salvietta e tra il mormorio

dei presenti si mise a spennellarmi la testa. Mi insapon? ben bene, poggi? un pezzo di carta da giornale sulla spalla

per ripulire il rasoio, cambi? la lametta e cominci? a radermi coscienziosamente.

Sentivo il crepitio secco della lametta sui miseri resti della mia chioma. Prima le tempie, poi la nuca, infine tutta la sommit? del capo vennero ripulite di ogni minima ombra di capelli.

Mi pass? una mano sulla pelata e ripet? l? operazione : salvietta bollente, sapone e rasoio contropelo. Quindi una terza

e una quarta volta. Ormai il rasoio scorreva sulla cute senza avere pi? nulla da radere.

Il barbiere mi sfreg? la testa rasata con una salvietta per rimuovere eventuali resti di sapone e finalmente potei

sentire con le mie mani il risultato del suo lavoro. Ero liscia, liscia come una palla di avorio, una strana sensazione.

Mi piaceva. Provavo un po? di imbarazzo, ma ero contenta di ci? che avevo fatto, orgogliosa della mia decisione.

L? anziano barbiere concluse il lavoro sfregandomi tutto lo scalpo nudo con del cotone intriso di non so bene che

lozione o brillantina. Al termine la mia pelata era lucente come l? oro, sfavillava sotto le luci della bottega.

Il povero barbiere era cos? confuso che non fu in grado di stabilire quanto gli dovevo. Gli misi in mano 50 euro , indossai la pelliccia, salutai tutti e uscii.

Sentire il morbido collo della pelliccia sulla nuca appena rasata fu una scarica di adrenalina … mi chiesi subito se avrei mai lasciato ricrescere i capelli.

Rientrai velocemente a casa, con un SMS Alberto mi comunicava che sarebbe rientrato in serata e volevo essere l?

ad aspettarlo. Il taglio a zero era solo l? inizio delle danze.

Arriv? intorno alle 21, e mi trov? seduta al mio angolo toeletta con la testa insaponata a met? e un rasoio Gillette

in mano. Non che i capelli fossero ricresciuti nell? arco di due ore, ma volevo che la scena fosse di effetto.

Alberto emise un grido tale da spaventarmi nonostante me lo aspettassi. Mi prese per le spalle e si mise a scuotermi

in malo modo urlando ?CHE HAI FATTO AI CAPELLI ? … SEI IMPAZZITA ? … SEI DIVENTATA TUTTA SCEMA ? … COSA TI E? VENUTO IN MENTE ? TAGLIARTI I CAPELLI ? … STUPIDA OCA ! ! !?

Era fuori di s?, per un momento temetti che mi avrebbe picchiata, poi allent? la presa sempre urlando :

?MA GUARDATI, FAI SCHIFO CON QUELLA PELATA ! ! ! … ESIGO UNA SPIEGAZIONE ! ! !?

Riuscii a divincolarmi dalla sua presa e ad arrivare alla toeletta.

Presi le foto scattate dall? investigatore glie le sbattei in faccia e gridai : ?IO ESIGO UNA SPIEGAZIONE ! ! !?

Alberto ammutol?, sbianc? in volto e si accasci? su una sedia ansimando. In lacrime si inginocchi? ai miei piedi

farfugliando frasi sconnesse. Lo rialzai gentilmente gli presi la mano e la passai pi? volte sulla mia testa accuratamente rasata. Lo senti rabbrividire mentre cercava di ritirare la mano, a quel punto gli dissi freddamente :

?Adesso vattene. Fuori di qua e non farti pi? rivedere.?

?Ma … ma …? sussurr?.

?Ho detto fuori. Fuori di casa, fuori dalla mia vita. Conosci la strada per uscire.?

Quella sera, per la prima volta dopo 32 anni tra fidanzamento e matrimonio, uscii sola e rientrai con un uomo che non

fosse Alberto. All? inizio credevo fosse un mio diritto ma provai un forte senso di colpa.

Dopo un paio di giorni tornai dal barbiere per farmi rasare di nuovo e seppi che Alberto era stato l? un? ora prima.

Un cliente che non mi che conosceva gli raccont? la scena ?della bonazza in minigonna che si era fatta rapare a zero !?

Alberto si sent? male e dovettero chiamare un? ambulanza, Era in ospedale per un collasso.

Decisi di aprirgli uno spiraglio e di prendermi un? ulteriore rivincita. Andai a trovarlo.

Quando mi vide divenne rosso per la vergogna, tent? di sorridermi debolmente ma scoppi? nuovamente e piangere.

?Una cosa sola? gli dissi ?Forse non mi rivedrai pi? con i capelli, ma potrai rivedermi, ad una condizione …?

?Quale ?? rispose

?VOGLIO GLI SCALPI DI QUELLE SETTE PUTTANE ! ?

Lo salutai e uscii. Ora toccava a lui scegliere.

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